Storia

 

Storia di Maratea


Secondo alcuni il nome Maratea fu scelto dai coloni greci in onore della celebre città di Maratona dove gli ateniesi sconfissero i persiani, secondo altri il nome deriverebbe da Thea Maris, ovvero Dea del Mare, secondo altri il nome deriverebbe da marathus, (finocchio selvatico) e quindi sarebbe stata identificata come la terra del finocchio selvatico.
Diversi reperti, rinvenuti nel comune di Maratea, dimostrano che la zona fosse abitata già durante il paleolitico. Sul promontorio di Capo la Timpa è stato ritrovato un antico accampamento di popolazioni indigene del XV secolo a.C. A partire dal VI secolo l'area vede la presenza degli enotri che scambiano prodotti con i mercanti greci stanziati nelle città della Magna Graecia. Con la conquista romana della Lucania diventerà la colonia Blanda Julia e
ospiterà delle villae marittimae. Sul vicino isolotto di S. Janni sono stati ritrovati diversi locali e vasche adibite alla produzione del Garum e sui fondali sono state ritrovate molte ancore antiche a testimonianza dei notevoli traffici commerciali.

Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente l'area diventa instabile a causa delle invasioni barbariche prima e le incursioni saracene poi. Gli abitanti abbandonano le aree maggiormente esposte per insediarsi sul monte San Biagio. Nasce Marathìa, una fortezza dura da espugnare.
Resiste all'attacco degli aragonesi durante la guerra dei Vespri siciliani, resiste nel 1440 al conte di San Severino alleato degli aragonesi, resiste nel 1495 ad un attacco di soldati angioini. Si arrende ai francesi durante le guerre napoleoniche.

Il ruolo strategico della cittadina le ha permesso di avere numerosi privilegi indipendentemente dal nome degli occupanti, siano stati essi Normanni, Angioini o Aragonesi.

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